Ma in finale tra Bulgakov e Pessoa chi vincerebbe?

Chesil

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Noi non siamo ai Mondiali. Lo sappiamo, ci è stato ripetuto alla nausea e ormai lo abbiamo (quasi) accettato. Ma anziché andare su Netflix e vederci quello che siamo stati nel 2006, potremmo approfittarne nel modo più intelligente possibile, ovvero scoprendo la letteratura delle nazioni che ai Mondiali, beate loro, ci sono andate. Il sito Literary Hub ha selezionato 32 opere, una per ogni nazionale. Voi chi fareste vincere?

 

GRUPPO A
RUSSIA
“Il maestro e Margherita”, di Michail Bulgakov

“Un miracolo che ognuno deve salutare con commozione”. Così Eugenio Montale accoglieva nel 1967 il romanzo postumo che consacrava di colpo Bulgakov, fino ad allora sconosciuto, tra i grandi scrittori russi del Novecento, e forniva un quadro indimenticabile della Russia di Stalin. Nella Mosca degli anni ’30 arriva Satana in persona e sotto le spoglie di un esperto di magia nera, accende una girandola di eventi tragicomici.

 

ARABIA SAUDITA
“Ragazze di Riad”, di Rajaa Alsanea

Quattro giovani studentesse universitarie, di famiglie ricche e privilegiate, alla ricerca del vero amore. La città in cui vivono, però, è Riad, capitale dell’Arabia Saudita, e la società nella quale si muovono impone loro un numero infinito di regole e comportamenti, spesso dettati dalla famiglia o dalla comunità che non tengono in considerazione i loro desideri. Attraverso resoconti di un’anonima narratrice, che invia i propri scritti via internet, l’unico mezzo di comunicazione privata possibile, prendono forma le storie di Qamra, in continua lotta contro le tradizioni familiari e contro la propria debolezza; di Michelle, per metà araba e per metà americana, incapace di sopportare le restrizioni della società saudita e per questo vittima della maldicenza; di Sadim, ferita da un amore che la condizionerà per la vita; e di Lamis, forte e determinata a conquistare sia l’uomo di cui si è innamorata sia la libertà in un altro paese. Ragazze che condividono la medesima estrazione ma che hanno desideri e caratteri differenti, e per questo riescono a creare una loro piccola comunità, a farsi forza l’una con l’altra, a imparare dagli errori altrui in un contesto che ne permette pochissimi a chi cerca l’indipendenza. Opera di una studentessa venticinquenne, “Ragazze di Riad” è un romanzo incredibilmente onesto sulla condizione femminile in una società come quella saudita, e per questo ha subito forti censure in patria. Ma è anche, e soprattutto, un racconto sulla ricerca dell’amore a tutti i costi.

 

EGITTO
“Palazzo Yacoubian”, di ‘Ala Al-Aswani

Costruito negli anni trenta da un miliardario armeno, Palazzo Yacoubian contiene in sé tutto ciò che l’Egitto era ed è diventato da quando l’edificio è sorto in uno dei viali del centro. Dal devoto e ortodosso figlio del portiere, che vuole entrare in polizia ma che finirà invece a ingrossare le già folte milizie islamiste, alla sua fidanzata, vittima delle angherie dei padroni; dai poveri che vivono sul tetto dell’edificio e sognano una vita più agiata al gaudente signore aristocratico poco timorato di Dio e nostalgico dei tempi di re Faruk che indulge in piaceri assolutamente terreni; dall’intellettuale gay con la passione per gli uomini nubiani, che vive i suoi amori proibiti neanche troppo clandestinamente, all’uomo d’affari senza scrupoli del pianterreno che vuole entrare in politica. Ciascuno di questi personaggi si ritroverà a compiere delle scelte: quale ne sia l’esito, sarà il lettore a deciderlo. Ognuno interpreta una sfaccettatura del moderno Egitto dove la corruzione politica, una certa ricchezza di dubbia origine e l’ipocrisia religiosa sono alleati naturali dell’arroganza dei potenti, dove l’idealismo giovanile si trasforma rapidamente in estremismo e dove ancora prevale un’immagine antiquata della società. Campeggia in questo romanzo la denuncia dei costumi inquinati, della politica egiziana e dei movimenti islamisti, una denuncia tanto cara ad al-Aswani che è uno degli esponenti del movimento di opposizione Kifaya.

 

URUGUAY
“La nave de los locos”, di Cristina Peri Rossi (1984)

Sesso e potere sono i temi dominanti di questo romanzo innovativo di una delle più importanti scrittrici femministe del Sud America, uruguaiana di nascita ma spagnola di adozione dal 1972, anno dell’esilio dalla sua madrepatria.

 

 

 

GRUPPO B
PORTOGALLO
“Il libro dell’inquietudine”, di Fernando Pessoa

Le centinaia di riflessioni del più celebre eteronimo dell’autore, Bernardo Soares, raccolte in maniera disordinata e “aperta”, in una sorta di “zibaldone”. Tragico, ironico, profondo e irrequieto, Soares riflette sulla vita, sulla morte e sull’anima, ma anche sulle sue memorie più intime e sullo scorrere del tempo, sui colori e le emozioni che osserva intorno e dentro di sé. Figura tragica e imprescindibile del nostro Novecento, Soares alias Pessoa scrive del proprio dolore con onestà e con una forza comunicativa che, nonostante l’incredibile delicatezza, riesce a tratti violenta e struggente. Soares il fragile, l’acuto, il silenzioso, abita la vita nei suoi toni più grigi, eppure l’ama come un vizio, come una droga, come una passione a cui non ci si può sottrarre, alla ricerca di un equilibrio perduto che, suo malgrado, non troverà.

 

SPAGNA
“Un cuore così bianco”, di Javier Marias

Juan si è appena sposato con Luisa, ma fin dal viaggio di nozze viene assalito da brutti presentimenti, da uno strano malessere. Capisce che la causa delle sue inquietudini va ricercata nei punti oscuri del suo passato, della sua famiglia, ma non può e non vuole scavare nelle sue origini. Sarà un suo amico d’infanzia a raccontargli del suicidio di Teresa, la giovane moglie di suo padre che lui credeva morta di qualche malattia. E sarà Luisa a fare luce sui segreti del passato, a dare una spiegazione a ciò che Juan non avrebbe voluto sapere.

 

MAROCCO
“Le Bonheur conjugal”, di Tahar Ben Jelloun

Il libro racconta la storia di una coppia – prima dal punto di vista del marito, poi da quello della moglie. Un pittore di Casablanca rimane paralizzato da un infarto all’apice della carriera e diventa sempre più convinto che la causa del suo declino sia il suo matrimonio. Comincia a scrivere un diario segreto in cui descrive la sua vita coniugale. Una volta scoperto il manoscritto, la moglie risponde alle accuse del marito dando la propria versione dei fatti. Chi ha ragione? Diverse opere di Jelloun sono state tradotte in italiano, ma questo romanzo, del 2012 e da noi ancora inedito, non va confuso con il più recente “Il matrimonio di piacere”, pubblicato da La nave di Teseo.

 

IRAN
“Dâ’i jân Nâpol’on”, di Iraj Pezeshkzad

Il romanzo del ‘900 tuttora più amato in madrepatria, forte anche dell’adattamento televisivo. Parla delle peripezie familiari che girano attorno un vecchio tiranno patriarca, lo zio Napoleone del titolo, e dell’errore che il protagonista nonché narratore del romanzo commette: quello di innamorarsi Layli, la figlia di Napoleone.

 

 

GRUPPO C
FRANCIA
“Ninna Nanna”, di Leila Slimani

Quando arriva il secondo figlio, Myriam decide di riprendere a lavorare. È una scelta sofferta, ragionata, discussa a lungo con Paul, il marito, eppure imprescindibile, e appena si presenta l’occasione la neomamma la afferra con tenacia e torna alla sua professione di avvocato. Adesso però serve una tata per Mila e Adam. Sarà una selezione severa, nessuno affida di buon grado i propri figli a una sconosciuta. Poi un giorno nell’appartamento dei Massé entra Louise: luminosa, solare, dolce, e i bambini, soprattutto Mila, sembrano sceglierla prima dei genitori. È l’incastro perfetto dell’ultima tessera di un puzzle. La donna guadagna l’affetto incondizionato dei piccoli e la gratitudine di Myriam e Paul, trasforma la casa in un incanto, li vizia anticipando ogni loro necessità. Finché questo rapporto di dipendenza, come tutte le dipendenze, non si incrina, mostrandosi eccessivo, non si rivela sbagliato e infine deraglia rovinosamente. Attraverso la descrizione chirurgica, certosina, della giovane coppia e della figura intrigante e misteriosa della tata, Ninna nanna, acclamato Premio Goncourt 2016, affonda lo sguardo nelle nostre concezioni dell’amore, dell’educazione, dei rapporti di forza che si celano dietro il denaro, parlandoci di pregiudizi culturali e di classe e del tempo in cui viviamo. E con uno stile esemplare, segnato da spasmi di tenebrosa poesia, ci mette di fronte ad alcune delle più recondite paure di ogni genitore, di ogni donna e di ogni uomo.

 

AUSTRALIA
“Picnic a Hanging Rock”, di Joan Lindsay
Il romanzo da cui Peter Weir ha tratto uno dei film cult degli anni 70. “Sebbene il giorno di San Valentino sia in genere dedicato allo scambio di regali e ad affari di cuore, sono trascorsi esattamente tredici anni da quel fatale sabato in cui un gruppo di circa venti allieve e due insegnanti partì dall’Appleyard College sulla strada di Bendigo per un picnic ad Hanging Rock. Una delle insegnanti e tre ragazze scomparvero nel pomeriggio. Solo una venne poi ritrovata… Si pensò a quell’epoca che le persone scomparse avessero tentato di scalare le pericolose scarpate vicino alla cima, dove probabilmente erano perite, ma se per incidente, suicidio o assassinio volontario, non è stato accertato, poiché le salme non vennero mai rinvenute.”

 

PERÙ
“The King is Always Above the People”, di Daniel Alarcón

L’ultima opera dell’autore di “Radio città perduta”, “Di notte camminiamo in tondo” e “Guerra a lume di candela”, finalista allo Story Prize 2017, è una raccolta di racconti su immigrazione, sogni infranti, membri di gang di Los Angeles, famiglie latino-americane e altro.

 

 

 

DANIMARCA
“Il senso di Smilla per la neve”, di Peter Høeg

Il romanzo che ha fatto conoscere al mondo uno dei maestri del thriller quando ancora il giallo nordico non era una realtà internazionale. Smilla Qaavigaaq Jaspersen è una ragazza che vive a Copenaghen: sua madre, morta quando lei era ancora una bambina, era un’inuit groenlandese, mentre suo padre è un ricco e celebre medico danese; nonostante gli anni trascorsi in Danimarca, Smilla non è mai riuscita ad adattarsi al suo ambiente sociale. Trascorre le proprie giornate sola, con l’unica compagnia di Esajas, un bambino inuit che vede in Smilla l’unica persona da cui lasciarsi accudire senza timore. Quando Esajas viene trovato morto, Smilla non può credere alla versione della polizia, secondo cui il bambino è scivolato dal tetto innevato di un palazzo, in quanto, in base alle sue profonde conoscenze della neve, argomenta che il bambino non può essere morto per un incidente. Sfidando la polizia, la donna comincia la sua indagine personale, ricorrendo a ogni mezzo pur di comporre il puzzle di una verità che si dimostrerà, pezzo dopo pezzo, sempre più inquietante.

 

GRUPPO D
ARGENTINA
“Finzioni”, di Jorge Luis Borges

Un falso paese scoperto “nelle pagine di un’enciclopedia plagiaria”, Uqbar, e un pianeta immaginario, Tlön, “labirinto ordito dagli uomini” ma capace di cambiare la faccia del mondo; il “Don Chisciotte” di Menard, identico a quello di Cervantes eppure infinitamente più ricco; il mago che plasma un figlio nella materia dei sogni e scopre di essere a sua volta solo un sogno; l’infinita biblioteca di Babele, i cui scaffali “registrano tutte le possibili combinazioni dei venticinque simboli ortografici… cioè tutto ciò ch’è dato di esprimere, in tutte le lingue” e che sopravviverà all’estinzione della specie umana; il giardino dei sentieri che si biforcano; l’insonne Funes, che ha più ricordi di quanti ne avranno mai tutti gli uomini insieme.

 

ISLANDA
“Gente Indipendente”, di Halldór Laxness

Nella selvaggia Islanda a cavallo fra i secoli XIX e XX, la vita del bracciante Bjartur di Sumarhús sembra giungere a una svolta: finalmente, dopo diciotto anni passati al servizio dell’ufficiale distrettuale, è in grado di acquistare un appezzamento di terreno nella brughiera orientale e dichiararsi indipendente. Dopo anni di pasti frugali e duro lavoro, animati unicamente da discussioni di poesia e letteratura, di politica e di religione, il variegato nucleo familiare di Bjartur potrà definitivamente insediarsi nella casupola di torba da lui stesso costruita. Non solo la storia di un contadino alla conquista della propria emancipazione, ma anche della società islandese dell’epoca, di cui l’autore mostra le piccolezze e le meschinità.

 

CROAZIA
“Baba Jaga ha fatto l’uovo”, di Dubravka Ugrešić

Baba Jaga è una vecchia strega che vive in una capanna piantata su due zampe di gallina e circondata da teschi umani. Baba Jaga ha una gamba d’osso, vola su un mortaio e mangia i bambini. A partire da questa stravagante figura, la Ugrešić ha costruito un mondo romanzesco al femminile, dove una scrittrice si imbarca in un viaggio in Bulgaria per ritrovare un po’ dei ricordi perduti nella mente svagata della madre, dove tre terribili vecchiette si regalano una vacanza in una spa, sconvolgendo le vite degli altri ospiti, e dove una giovane studiosa di folklore scrive un eccentrico compendio su Baba Jaga che finisce per risultare un’incitazione alla rivolta delle donne. Con i piedi nel mito e la testa nel presente, la scrittrice riflette sulla vecchiaia e l’amore, offrendoci un anomalo e pericoloso anti-modello di femminilità.

 

NIGERIA
“L’ibisco viola”, di Chimamanda Ngozi Adichie

Kambili ha quindici anni. Vive a Enugu, in Nigeria, con i genitori e il fratello Jaja. Suo padre Eugene, proprietario dell’unico giornale indipendente del Paese, è agli occhi della comunità un modello di generosità e coraggio politico. In un Paese sull’orlo della guerra civile, conduce una battaglia incessante per la legalità, i diritti civili, la democrazia. Ma, nel chiuso delle mura domestiche, il suo fanatismo cattolico lo trasforma in un padre-padrone che non disdegna la violenza. Cosi Kambili e Jaja crescono in un clima di dolorose contraddizioni fino a che, dopo un colpo di Stato, vanno a vivere dalla zia Ifeoma. E nella nuova casa, tra musica e allegria, i due ragazzi scoprono una vita fatta di indipendenza, amore e libertà. Una rivelazione che cambierà il loro futuro. “L’ibisco viola” racconta le trasformazioni civili e politiche del post colonialismo, ma è anche una storia sulla sottile linea che divide l’adolescenza dall’età adulta, l’amore e l’odio, le vecchie religioni e le nuove, in una prima prova che già unisce talento e saggezza.

 

GRUPPO E
BRASILE
“Vicino al cuore selvaggio”, di Clarice Lispector

Tutto in Jona affiora da “percezioni troppo organiche per essere formulate in pensieri”, come in una Virginia Woolf amazzonica, arruffata e vagamente stregonesca. La sua storia è il silenzioso ruotare di un prisma che guida la luce “vicino al cuore selvaggio della vita”. Questo romanzo è il libro d’esordio di Clarice Lispector.

 

 

SVIZZERA
“Storie”, di Robert Walser

Quando apparvero queste Storie, nel 1914, un giovane recensore, Robert Musil, mise subito in guardia i lettori. “Uomini di spirito positivo e donne dotate di forte caritas troveranno queste trenta piccole storie un po’ troppo giocose. Ad esse sarà rimproverato di non dimostrare alcun carattere, di essere capricciose, di gingillarsi con la vita, anzi magari di non avere cuore e di lasciarsi impressionare da quella sbalorditiva determinazione con cui l’insignificante, per esempio una panchina in un giardino, talvolta occupa il suo posto nel mondo”. Con quella ironica precisione che era per lui la socia inseparabile dell’anima, Musil ha accennato qui alla peculiarità di Robert Walser in un genere letterario, la “prosa breve”, in cui oggi lo riconosciamo maestro. Ma le Storie non contengono soltanto campioni dìsparati di “prose brevi”: almeno due testi, Kleist a Thun, e La battaglia di Sempach hanno una perfetta misura dei racconti. Il primo, nella sua tensione, quasi insostenibile, è forse l’unico testo del nostro secolo che sembra proseguire il Lenz di Bùchner; il secondo è una visione grandiosa, dove il sangue sgorga da araldici fantocci e il cozzare delle armi si blocca in un sospeso miraggio. Ma dietro la giocosità di Walser, dietro l’ingiustificata euforia che a tratti erompe nel le sue pagine, c’è qualcosa di immediatamente oscuro e delicato.

 

COSTA RICA
“Costa Rica: A Traveler’s Literary Companion”

Raccolta di 26 racconti per offrire una panoramica della miglior letteratura costaricana.

 

 

 

 

SERBIA
“Enciclopedia dei morti”, di Danilo Kiš

L’Enciclopedia dei morti di cui si parla nel racconto che dà il titolo a questo libro è un’opera in migliaia di volumi dove sono ammesse soltanto le voci riguardanti persone che non compaiono in alcun’altra enciclopedia. Vale a dire la massa sterminata degli ignoti, che qui si ritrovano raccontati in un «incredibile amalgama di concisione enciclopedica e di eloquenza biblica». Opera fantastica, ma che ha un sinistro corrispettivo nella realtà: vicino a Salt Lake City, in gallerie scavate dentro la roccia, sono conservate dai mormoni le schede di più di diciotto miliardi di persone. Questo rapporto trasversale, e quasi di esaltazione reciproca, tra il fantastico e la cronaca si ritrova anche in altri racconti di questo libro – e può riguardare, all’occasione, la storia dei funerali di una prostituta o quella dei Protocolli dei Savi di Sion, le leggende dello gnostico Simone o quella dei Sette Dormienti di Efeso, o le vicissitudini dell’infelice Kurt Gerstein, infiltrato fra gli sterminatori nazisti, come se Kiš fosse perennemente ispirato da «quel bisogno barocco dell’intelligenza che la spinge a colmare i vuoti» (Cortazar). Secondo le parole dell’autore, «tutti i racconti di questo libro nascono, in misura maggiore o minore, sotto il segno di un tema che chiamerei metafisico; a partire dall’epoca di Gilgamesh, la questione della morte è uno dei temi ossessivi della letteratura. Se la parola divano non richiedesse colori più luminosi e toni più sereni, questa raccolta potrebbe avere il sottotitolo di Divano occidentale-orientale, con un chiaro riferimento ironico e parodistico».

 

GRUPPO F
GERMANIA
“Di passaggio”, di Jenny Erpenbeck

Una tenuta nelle campagne del Brandeburgo viene suddivisa tra le quattro figlie di un vecchio possidente terriero. La parte più modesta, un bosco su cui sorge una piccola casa con un grande giardino e l’accesso diretto al lago, è affidata all’ultimogenita, Klara, che proprio nelle acque di quel lago decide di togliersi la vita. Tra cessioni ed espropri, l’abitazione passa di mano in mano, testimone silenziosa di violenze e passioni, urla e sospiri dei suoi inquilini, tutti inesorabilmente alla ricerca dello Heim, di un luogo in cui sentirsi “a casa”. Undici le vite, undici i destini che si danno il cambio, incastrandosi come tessere di un raffinatissimo mosaico naturale, su cui però la storia lascia le sue indelebili impronte, dalla tragedia della guerra all’orrore dei campi di concentramento, dalla sofferenza dei vinti all’arroganza dei “liberatori”. A scandire il ritmo di questo racconto fuori dal tempo – ma dal tempo profondamente segnato – è la presenza costante della dodicesima tessera, il giardiniere, l’unico a credere soltanto nella natura e nell’alternarsi delle stagioni, il solo a prendersi cura della casa, con immutata devozione, fino alla fine.

 

MESSICO
“Segnali che precederanno la fine del mondo”, di Yuri Herrera

Secondo la mitologia azteca, il Mictlán era il livello inferiore del mondo sotterraneo, l’aldilà abitato dai signori della morte. La leggenda lo situava a nord e per raggiungerlo bisognava percorrere un cammino irto di ostacoli scandito in nove tappe. La prima era la Terra e l’ultima “Il luogo di ossidiana, dove non ci sono finestre, né fori per il fumo”. Questo è il viaggio di Makina, la protagonista del romanzo. Sua madre Cora le ha chiesto di andare a nord in cerca del fratello partito molti anni prima senza fare mai più ritorno. Makina attraverserà città e fiumi senza nome, chiederà consiglio ai duri della Cittadina, tratterà con i capi clan e consegnerà un pacchetto di cui ignora il contenuto. “Segnali che precederanno la fine del mondo” procede con il ritmo di una favola e ci fa varcare il confine impalpabile tra ciò che sta scomparendo e quello che ancora non è nato.

 

SVEZIA
“Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”, di Jonas Jonasson

Allan Karlsson compie cento anni e per l’occasione la casa di riposo dove vive intende festeggiare la ricorrenza in pompa magna, con tutte le autorità. Allan, però, è di un’altra idea. Così decide, di punto in bianco, di darsela a gambe. Con le pantofole ai piedi scavalca la finestra e si dirige nell’unico luogo dove la megera direttrice dell’istituto non può riacciuffarlo, alla stazione degli autobus, per allontanarsi anche se non sa bene verso dove. Nell’attesa del primo pullman in partenza, Allan si imbatte in un ceffo strano, giovane, biondo e troppo fiducioso che l’attempato Allan non sia capace di colpi di testa. Non potendo entrare nella piccola cabina della toilet pubblica insieme all’ingombrante valigia cui si accompagna, il giovane chiede ad Allan, con una certa scortesia, di vigilare bene che nessuno se ne appropri mentre disbriga le sue necessità. Mai avrebbe pensato, il biondo, quanto gli sarebbe costata questa fiducia malriposta e quella necessità fisiologica. La corriera per-non-si-sa-dove sta partendo, infatti. Allan non può perderla se vuole seminare la megera che ha già dato l’allarme, e così vi sale, naturalmente portando con sé quella grossa, misteriosa valigia. E non sa ancora che quel biondino scialbo è un feroce criminale pronto a tutto per riprendersi la sua valigia e fare fuori l’arzillo vecchietto. Un centenario capace di incarnare i sogni di ognuno, pronto a tutto per non lasciarsi scappare questo improvviso e pericoloso dono del destino.

 

COREA DEL SUD
“La vegetariana”, di Han Kang

“Ho fatto un sogno” dice Yeong-hye, e da quel sogno di sangue e di boschi scuri nasce il suo rifiuto radicale di mangiare, cucinare e servire carne, che la famiglia accoglie dapprima con costernazione e poi con fastidio e rabbia crescenti. È il primo stadio di un distacco in tre atti, un percorso di trascendenza distruttiva che infetta anche coloro che sono vicini alla protagonista, e dalle convenzioni si allarga al desiderio, per abbracciare infine l’ideale di un’estatica dissoluzione nell’indifferenza vegetale. La scrittura cristallina di Han Kang esplora la conturbante bellezza delle forme di rinuncia più estreme, accompagnando il lettore fra i crepacci che si aprono nell’ordinario quando si inceppa il principio di realtà – proprio come avviene nei sogni più pericolosi.

Avevamo parlato del libro e del suo particolare caso qui.

 

GRUPPO G
BELGIO
“Guerra e trementina”, di Stefan Hertmans

Finalista al Premio Strega Europeo 2015. Le pagine del diario che Urbain Martien, ormai novantenne, consegna al nipote poco prima di morire contengono il secolo forse più duro della storia dell’umanità. Parlano di un ragazzino di Gand che sognava di fare il pittore e che lo scoppio della Prima guerra mondiale ha trascinato su uno dei fronti più crudeli del conflitto. Raccontano di un altro tempo, di cui perfino gli odori sono scomparsi; un tempo che cominciò ad agonizzare dopo che a Sarajevo “un colpo nemmeno tanto ben mirato mandò in frantumi la pura illusione della vecchia Europa”, portando alla rovina il mondo che Urbain Martien aveva conosciuto, e creando una cesura al di là della quale niente più sarebbe rimasto al proprio posto. Anche circondato da morte e fango, sotto un cielo infinito, carico di quelle nuvole che tanto sollecitano la sua fantasia, Urbain non abbandonerà mai il disegno. Quando il tempo sembra fermarsi, nella luce surreale della piana dell’Yser, l’arte lo aiuta a placare il pianto del mondo che va in pezzi intorno a lui. Le storie della guerra insieme al viso di una donna, grande amore perduto per sempre, ritorneranno silenziosi sulle tele cui dedicherà tutta la sua esistenza. Riscrivendo la vita di Urbain Martien, Hertmans costruisce un romanzo che si nutre della testimonianza di chi ha vissuto l’orrore delle trincee delle Fiandre occidentali, per poi ritrovarsi a vivere nelle trincee dei propri ricordi.

 

PANAMA
“When New Flowers Bloomed: Short Stories by Women Writers from Costa Rica and Panama”

Panoramica della narrativa femminile di Panama (e Costa Rica) attraverso una raccolta di racconti.

 

 

 

 

TUNISIA
“The Present Tense of the World: Poems 2000-2009”, di Amina Saïd

Unica opera poetica di questa selezione, è una raccolta di una delle poetesse in lingua francese più importanti.

 

 

 

 

INGHILTERRA
“Il gigante sepolto”, di Kazuo Ishiguro

Al suo settimo romanzo, il Nobel 2017 torna ai temi a lui da sempre cari – la fallibilità e il ruolo della memoria, la dimensione onirica e quella nostalgica dell’esistenza, il dolore della vecchiaia e della perdita – ma lo fa qui scegliendo una forma inedita e quanto mai sorprendente. Il leggendario re Artù è morto ormai da qualche tempo ma la pace che egli ha imposto sulla futura Inghilterra, dilaniata per decenni dalla guerra intestina fra sassoni e britanni, seppure incerta, perdura. Nella dimora buia e angusta di Axl e Beatrice, tuttavia, non vi è pace possibile. La coppia di anziani coniugi britanni è afflitta da un arcano tormento: una sorta di inspiegabile amnesia che priva i due di una storia condivisa. A causarla pare essere una strana nebbia dilagante che, villaggio dopo villaggio, avvolge indistintamente tutte le popolazioni, ammorbandole con i suoi miasmi. Axl e Beatrice ricordano di aver avuto un figlio, ma non sanno più dove si trovi, né che cosa li abbia separati da lui. Non possono indugiare oltre: a dispetto della vecchiaia e dei pericoli devono mettersi in viaggio e scoprire l’origine della nebbia incantata, prima che la memoria di ciò a cui più tengono sia perduta per sempre. Lungo il cammino si uniscono ad altri viandanti – il giovane Edwin, che porta il marchio di un demone, e il valoroso guerriero sassone Wistan, in missione per conto del suo re – e con essi affrontano ogni genere di prodigio: la violenza cieca degli orchi e le insidie di un antico monastero, lo scrutinio di un oscuro barcaiolo e l’aggressione di maligni folletti, il vetusto cavaliere di Artù Galvano e il potente drago Querig. Giungono infine in vista della meta, e qui li attende la prova più grande: saggiare la purezza del proprio cuore.

 

GRUPPO H
POLONIA
“Bieguni”, di Olga Tokarczuk

L’autrice polacca è tutt’altro che sconosciuta all’editoria italiana, pubblicata da Nottetempo (Guida il tuo carro sulle ossa dei morti, Nella quiete del tempo) e Fahrenheit 451 (Casa di giorno, casa di notte). Bieguni risale al 2007 ma ha avuto la consacrazione solo ora, con la vittoria del Man Booker (prima vittoria per la Polonia). Di prossima pubblicazione tramite Bompiani, l’opera è suddivisa in 116 frammenti la cui lunghezza varia da una frase a 31 pagine ed è un viaggio dal 17o al 21o secolo e consiste in una riflessione filosofica sul viaggio.

 

SENEGAL
“Amica mia”, di Mariama Bâ

Romanzo culto della letteratura africana, parla di una che donna prende in mano una penna e scrive una lettera all’amica di sempre. Per gettare un’ancora. Per capire, valutare, ritrovare. Ripercorre la propria vita, annodata stretta a quella dell’amica. E, piano piano, con calma, ricorda. Due amiche diverse per temperamento ma sospinte dagli stessi sentimenti e animate dagli stessi valori. Due donne che, messe improvvisamente di fronte ad un avvenimento inspiegabile, la decisione dei loro mariti di sposare una seconda moglie, hanno compiuto ognuna la propria scelta.

 

COLOMBIA
“Delirio”, di Laura Restrepo

Tornato da un breve viaggio d’affari, Aguilar ritrova in una camera d’albergo, dove lo ha convocato uno sconosciuto, la sua compagna Agustina in preda al delirio. Agustina è la bellissima figlia di un latifondista colombiano, un’affascinante maga hippy con capacità divinatorie, spesso in preda a manie depressive e turbe psichiche. Aguilar è un ex professore di letteratura all’università, più anziano di lei, divorziato e comunista. Poco tempo dopo, arriva in casa della coppia zia Sofi, una donna di cui Aguilar ha sempre ignorato l’esistenza ma che si comporta nei confronti di Agustina come fosse la madre. Il professore lentamente si rende conto di quale coacervo di dolore, odi sopiti e passioni represse sia la famiglia della sua compagna.

 

GIAPPONE
“Le quattro casalinghe di Tokyo”, di Natsuo Kirino

Probabilmente il romanzo più famoso della grande scrittrice giapponese. La pazienza di Yaoyoi, della dolce e graziosa Yaoyoi, si è rotta oggi improvvisamente come un filo. Nell’ingresso di casa, davanti alla faccia insopportabilmente insolente di Kenji, il marito che ha dilapidato tutti i suoi risparmi, Yaoyoi si è tolta la cinghia dei pantaloni e l’ha stretta intorno al collo del disgraziato. Kenji ha tentato di afferrare la cintura, ma non ne ha avuto il tempo. La cinghia gli è penetrata subito nella carne. È stato buffo vedere come il collo di Kenji si sia piegato all’indietro e le mani abbiano cominciato ad annaspare disperatamente nell’aria. Sì, buffo, veramente buffo, poiché un uomo così, un infelice che beve e gioca, non si cura dei figli, è attratto da donne impossibili e picchia la moglie, non meritava certo di vivere! Le gambe abbandonate storte sul pavimento di cemento dell’ingresso, accasciato sulla soglia, la testa tutta girata, Kenji, a un certo punto, non si è mosso più. Yaoyoi gli ha messo allora una mano sul collo per sentire le pulsazioni. Niente. Sul davanti dei pantaloni ha visto una macchia bagnata. E ha riso, stupefatta della forza furiosa, della crudeltà di cui era stata capace. Ha riso anche quando Masako e Yoshie, le fedeli amiche, l’hanno aiutata trasportando il cadavere a casa di Masako, tagliandolo a pezzetti e gettando poi i resti in vari bidoni d’immondizia.

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