Inchiostro antipatico

Chesil

In Scrittura Posted

È l’incubo di chiunque abbia mai intrapreso questa attività, noi ghostwriter lo sappiamo meglio di chiunque altro: prendere un foglio, o aprire un qualsivoglia software di scrittura, e perdersi terrorizzati nel candore del vuoto che ci sta davanti: la pagina bianca. Con, in caso di scrittura al computer, l’aggiuntivo componente ansiogeno del cursore pulsante, a mettere fretta, a far perdere ogni speranza. Quella pagina non si riempirà mai! A perfect and absolute blank, per dirla a la Lewis Carroll. Stare ore e ore a fissare un vuoto che non sappiamo plasmare in concretezza, voci nella propria testa che non sappiamo organizzare in una struttura organica. Iniziare frasi, cancellarle, riscriverle, modificarle e cancellarle di nuovo. Per tornare al nulla originario.

Il sito Open Culture ha la scorsa settimana recuperato uno studio accademico che ha catturato in maniera implacabile questo fenomeno, in una meta-spirale che non lascia scampo. Il simbolo-testamento di chiunque non riesca a iniziare o completare un’opera letteraria.

Sul numero 3 del Journal of Applied Behavior Analysis, pubblicato nell’autunno del 1974, lo psicologo Dennis Upper diede alle stampe la “Fallimentare auto-terapia di un caso di blocco dello scrittore”, che consiste in una pagina bianca, nient’altro che quello. In appendice, si può leggere il commento, tra il serio e il faceto, di un recensore della rivista: “Ho studiato questo manoscritto molto attentamente con succo di limone e raggi X e non ho individuato un singolo difetto né nel progetto né nello stile. Suggerisco di pubblicarlo senza revisioni. È chiaramente il manoscritto più conciso che abbia mai visto, e nonostante ciò contiene sufficienti dettagli per permettere ad altri studiosi di replicare il fallimento del dottor Upper. Paragonato ad altri manoscritti ricevuti da voi, contenenti un sacco di dettagli complicati, questo è stato un piacere esaminarlo.”

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